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ATENEO DI QUALITÀ ACCREDITATO ANVUR - FASCIA A

Testimonianze di alcuni studenti

Esperienze raccontate da alcuni studenti che sono stati in mobilità internazionale presso NJIT :

Bernardi

MEM, un’esperienza che rifarei!

 

Ho frequentato il New Jersey Institute of Technology (NJIT) nel secondo semestre dell’anno accademico 2018/2019.  Scelsi questo programma principalmente per la possibilità di doppia titolazione. Infatti, sono convinto che il mondo del lavoro stia diventando sempre più competitivo e il poter accedere a un programma di doppia titolazione dà la possibilità di differenziarsi dalla maggior parte dei nostri colleghi. Inoltre, per affrontare al meglio il post-università, credo sia fondamentale una forte conoscenza della lingua inglese e il poter vantare esperienze internazionali.

All’ NJIT ho sostenuto cinque esami (Organizational Behaviour, Project Control, Project Management, Distribution Logistics, Design for Manufacturabiliy), e un corso offerto dall’università di inglese avanzato.

Per quanto riguarda l’aspetto accademico, l’NJIT si lascia apprezzare per la spiccata vocazione internazionale, la disponibilità e l’efficienza dell’organizzazione amministrativa, la funzionalità degli ambienti di studio e i metodi d’insegnamento innovativi.

L’attività universitaria coinvolge molto gli studenti: classi di dimensioni ridotte (20 studenti circa), presentazioni e progetti sia individuali che di gruppo e lezioni per lo più frontali. Gli esami si dividono in due prove (mid-term exam e final exam) più votazioni che si ottengono attraverso lo svolgimento di compiti a casa (homewoks)

Per quanto riguarda, invece, la vita “extra-universitaria”, Manhattan si trova a circa 40 minuti di metro e vivere New York è un’esperienza difficile da descrivere.

In conclusione, mi sento di consigliare vivamente l’NJIT non solo per i grandissimi vantaggi che la doppia laurea e la conoscenza dell’inglese può dare in futuro, ma soprattutto, perché immergersi in una cultura che conosciamo solo dai film è una sfida e un’occasione da non lasciarsi sfuggire.

 

Alberto Bernardi

Savocchi

“ESPERIENZA DOUBLE DEGREE – MEM”

 

Ho partecipato al progetto MEM (Master of Science in Engineering Management) di doppia titolazione nel 2018 da studente del primo anno Magistrale. Quando si decide di intraprendere un’esperienza del genere si mettono in campo tante cose: aspettative, progetti e pensieri ma anche tante altre che uno non aveva neanche immaginato. Sicuramente le prime considerazioni sono le più semplici e immediate: quanto costerà? Ce la farò nei tempi giusti? Come sarà studiare negli U.S.A.? Ne vale la pena? Sarà difficile stare così lontano da casa? Personalmente posso dire di aver avuto un Pre-MEM ed un Post-MEM. Prima della partenza avevo un solo grande pensiero: riuscire a trovare una grande sfida, un investimento su me stesso da poter aggiungere al bagaglio personale in grado di darmi quella marcia in più che oggi, con un po’ di sana ambizione, tutti ricerchiamo o ci richiedono. Il progetto MEM si è presentato dunque ai miei occhi come una grande opportunità, all’epoca piena di punti interrogativi ma con alcuni fattori chiave, chiari sin da subito. Primo fattore: studiare negli USA.  Questa possibilità ti porta grandi vantaggi, uno fra tutti la possibilità di poter parlare in inglese costantemente per 5 mesi in un contesto madrelingua, cosa meno scontata in tante altre mete in cui l’inglese rimane lo strumento comunicativo fra due culture che non hanno nulla o poco a che fare con esso: la tua e quella del paese che ti ospita. Studiare in inglese allena molto la confidenza che si ha con la lingua e anche chi ha avuto più problemi all’inizio è riuscito ad ambientarsi in fretta riuscendo poi a condurre discorsi e presentazioni in pubblico senza problemi. Secondo fattore: l’esperienza all’estero molto lontano da casa. Da studente fuori sede, la lontananza da casa è sempre stata un’abitudine ma per chi non l’ha mai sperimentata fino in fondo, questa esperienza fa crescere tanto, soprattutto umanamente. Ci si ritrova lontani un oceano (letteralmente) in un contesto nuovo, con usi e costumi simili ma diversi in tanti piccoli (a volte grandi) dettagli. Avrete modo di entrare in contatto con ragazzi/e di nazionalità diverse conoscendo e imparando molto più di quanto vi sareste aspettati. Terzo fattore, uno dei più importanti: il piano formativo. Il progetto MEM ti consente di continuare il tuo percorso di studi italiano integrandolo con esami frequentati e sostenuti direttamente negli USA, guadagnandoci in più un secondo titolo che i nostri pari statunitensi ottengono a costi ben più elevanti ma di pare valore formativo. Il doppio titolo si ottiene una volta completato il progetto sia americano che italiano. Serve impegno costante e dedizione, ma il raggiungimento dell’obiettivo è una gioia immensa, celebrato in un contesto da film. Sono ricordi splendidi che si portano dentro per sempre. Detto questo, non bisogna però sottovalutarne il carico. Gli esami da sostenere non sono pochi e si portano a casa piano piano attraverso un lavoro costante che si sviluppa di settimana in settimana e che peserà non poco sulla valutazione finale. È impegnativo ma porta grandi soddisfazioni. Vi mette alla prova nel rispettare scadenze ravvicinate e multiple. Vi allena a costruire elaborati e a lavorare a progetti di gruppo. Anche per questo motivo l’esperienza è davvero molto valida. Quarto fattore: l’università ospitante. NJIT è un istituto storico ma il campus che si presenterà a voi è molto moderno. Le strutture sono nuove, fruibili e sicure. Passerà poco tempo prima che riusciate a prenderci confidenza e sentirvi “a casa”. Quinto fattore: i costi. Per molti può sembrare la vera nota dolente, lo scoglio insormontabile che vi separa dal sogno americano. Non fatevi abbattere da tutto questo. I costi ci sono e certamente ognuno è giusto che metta in preventivo tutto se non molto di quello che andrà ad affrontare ma non sarete soli in questa scelta. Grazie agli organizzatori del progetto MEM, esiste un’alternativa davvero valida in aiuto anche a chi oggi è più spaventato ma sa quanto questo possa essere realmente l’investimento giusto per sé stessi. Perché di questo si tratta, di un investimento personale che porta frutti tangibili. Ci tengo particolarmente a sottolineare questo aspetto proprio perché la mia esperienza e non solo la mia, ha portato a questo. Il Post-MEM infatti è stato un nuovo grande capitolo. Gli sforzi fatti negli USA sono stati riconosciuti senza problemi sia dall’università (che con gli organizzatori del progetto ti segue passo passo per tutto il percorso) che dal mondo al di fuori. Il primo approccio avuto col mondo del lavoro è stato proprio per il progetto tesi sviluppato per il titolo americano. Mettersi sulla piazza ha scatenato subito un interesse così elevato verso l’esperienza appena conclusa, da ritrovarmi in pochi mesi nella posizione di poter scegliere fra ben quattro opportunità lavorative concrete a tempo pieno. Il peso sul curriculum è evidente. La prima domanda ad ogni colloquio è sempre stata “parlaci della tua esperienza negli USA”. Già questo “vale il prezzo del biglietto”. Quasi dimenticavo il fattore a me più caro. Sesto fattore: NJ-NY! L’università si trova Newark, città del New Jersey a 20min da Manhattan. Che dire, sarete a 20 minuti da una delle città più grandi, popolose, affascinanti, vive, imprevedibili e belle del mondo. Mi è entrata dentro al cuore e ha segnato momenti indelebili che porterò gelosamente con me per sempre, ovunque andrò. Serve altro? Non abbiate paura di fare il grande salto, investite su voi stessi.                          

 

 

Andrea Savocchi

Savocchi2
Pubblicato Lunedì, 24 Febbraio, 2020 - 10:22 | ultima modifica Martedì, 3 Marzo, 2020 - 12:51